giovedì 18 agosto 2011

La Berta

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Sul lato della chiesa di Santa Maria Maggiore, quello che si affaccia su Via de’ Cerretani, se alziamo lo sguardo verso l’alto, è possibile cogliere la testina bianca di una statua, è la “Berta”, così è chiamata dai fiorentini quella testa. Vi sono varie leggende sul suo conto. Si dice che sia la testa pietrificata di un sacerdote. Infatti nel 1327 mentre di lì passava l’astrologo Francesco Stabili, conosciuto come Cecco D’Ascoli, che era condotto al rogo per stregoneria, un sacerdote si affacciò da quel punto della chiesa urlando alla popolazione, che si era riversata sulla strada per vedere il passaggio del famoso condannato a morte, di non dargli da bere per nessun motivo, infatti l’uomo di chiesa era venuto a sapere che Cecco aveva fatto un patto con il diavolo: si sarebbe salvato se avesse ottenuto un sorso d’acqua. Così,  svelato il patto, Cecco bruciò tra le fiamme, ma prima fulminò con il suo sguardo il sacerdote impertinente, dicendogli: “E tu di lì il capo non caverai mai”, ed ancora oggi la testa del sacerdote, pietrificato, guarda la strada.
Un’altra leggenda vuole, invece, che la testa sia il ritratto di una venditrice di verdure che ogni mattina dalla campagna si muoveva verso la città con il suo banco che allestiva presso quell’angolo. Ed un giorno decise di regalare alla città una campana perché il suo suono avvertisse al mattino i contadini che le porte delle mura cittadine si stavano aprendo ed alla sera che si stavano chiudendo. I fiorentini ringraziarono la venditrice, immortalandola con quel busto di marmo.
Altre storie vogliono quella statua, invece la pietrificazione della testa di una donna, che schernendo un condannato a morte che era condotto lungo la via, subì tale maledizione.
Più verosimilmente questa testa è uno dei resti delle numerose statue romane che nel Medioevo furono utilizzate per abbellire gli edifici, difatti nella Fiorenza romana il foro era vicino a questo luogo, e nell’adiacente via delle Belle Donne alcuni palazzi riportano ancora sulle facciate, come ornamenti, dei resti di statue romane.
RDF

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