giovedì 16 giugno 2011

Antichi imbrattatori

Articolo Pubblicato su Firenze Informa nel 2010
testo e foto di Roberto Di Ferdinando

L’usanza, disgustosa, di imbrattare edifici e monumenti, non è moderna, ma anche in passato, perfino nella lontana antichità, le autorità locali dovevano confrontarsi con questo problema, ma rispetto allora sono cambiate, per fortuna, le sanzioni per i responsabili di questi gesti.
Ad esempio, la chiesa di Santa Maria de’ Ricci detta anche “Madonna de’ Ricci, fu edificata su una già presente chiesa, del XII secolo, da parte della famiglia Ricci, nel 1508, a monito di un atto sacrilego compiuto dal nobile Antonio Rinaldeschi. Il 21 luglio 1501 Antonio di Giovanni Rinaldeschi, che aveva perso un’ingente somma di denaro giocando a dadi presso la locanda del Fico (nel chiasso degli Agolanti, l'attuale vicolo del Giglio), ubriaco, passò dinanzi al tabernacolo raffigurante l’Annunciazione, posto sul canto de’Ricci, proprio di fronte all’attuale chiesa. Volendo manifestare la sua collera contro il destino avverso, Antonio, bestemmiando, raccolse dello sterco di cavallo da terra e lo lancio contro l’immagine della Madonna, imbrattandola. Notato da alcuni passanti fu denunciato e condotto al Bargello per un sommario processo che lo vide condannato immediatamente a morte, tramite impiccagione fuori dalle finestre della prigione, così, come si usava allora, facendo da monito per tutti.


La Chiesa di Santa Maria de’ Ricci

L’Annunciazione vittima del sacrilegio si trova oggi nel coro della chiesa di Santa Maria de’ Ricci, mentre, nell’ultima cappella della parete di sinistra della chiesa, è esposta una copia di una tavola del Seicento (l’originale è custodito presso il Museo Stibbert), suddivisa in quattro caselle, che, come in una vignetta, ricostruisce questi avvenimenti. Sotto questa riproduzione, in una teca di cristallo è adagiato un Crocifisso con gli arti spezzati e depositati sul corpo del Cristo, esempio questo di un altro atto vandalico. Il Crocifisso, infatti, si trovava appeso su una delle pareti della piccola e vicina Piazza del Giglio, dono, negli anni Settanta, di un artista contemporaneo veneto ad una delle gallerie d’arte della zona. Nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1978 un vandalo, con una spranga di ferro mozzò le braccia e  le gambe dell’opera. Il volto del Cristo assunse davanti alla macchina fotografica, qualche ora dopo lo scempio, un’espressione orribile e spaventosa. Quell’immagine è custodita a fianco della teca. Il vandalo non fu scoperto.

Nella cappella il quadro che ricorda l'evento dell'imbrattatura dell'immagine della Madonna. Sotto la teca con il Cristo danneggiato
Destino diverso ebbe, invece, il responsabile di un altro atto di sacrilegio. Infatti, sul lato sud della Chiesa di Orsanmichele vi è il Tabernacolo dell’Arte dei Medici e degli Speziali, nella nicchia si trova il quattrocento gruppo in marmo con la Madonna della Rosa, attribuito a Piero di Giovanni Tedesco; sotto, una scritta latina che ricorda che, nel 1493, una persona sfregiò la statua con un ferro, sorpreso nel delitto da alcuni passanti fu fermata e linciata a morte.
RDF
Orsanmichele, la Madonna della Rosa
Orsanmichele, la scritta in latino che ricorda l'oltraggio alla Madonna della Rosa

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