"Nel corso si alcuni anni Miss Jane a Firenze, nelle sue visite, aveva già veduto quasi tutto: chiese, gallerie, cenacoli e, si capisce, Fiesole.
L'insieme panoramico della città gigliata lungo, l'aveva osservato, rapita, a lungo dal Piazzale Michelangelo due occasioni ricordabili: una volta a fine d’aprile in una mattinata delicata ed aulente, tutta mollezze e languori, un'altra volta, di novembre tardi nel pomeriggio, con un cielo cupo e permaloso, un vento sgarbato l’aria bagnata e greve ed i viali pieni di fogliame frusciante giallo e rosso.
Ingrossato dalle piogge, l'Arno tirava via sotto i ponti affaticati, con modacci beceri e minacciosi, saltando ribollente e schiumante le pescaie con adirato fragore, per sparire, infine, laggiù in fondo, dietro l'alberata delle Cascine, nella foschia della sera.
A Miss Jane lo spettacolo sembrò molto interessante ed inatteso.
Ora a Miss Jane in Firenze restavano da vedersi la Certosa, le Cascine ed alcune ville famose dei dintorni cariche di anni, di storia e di leggenda. Arrivato l’autunno arrivò anche Miss Jane preceduta lettera con un bel programmino di visite, godimenti spirituali e contemplazioni, messo insieme col suo solito stile onduloso e romantico. Si sarebbe cominciato con le Cascine e, difatti, alle nove in punto Miss Jane era pronta ad aspettarmi nell’atrio dell'albergo nei pressi di S. Maria Novella.
Viale Giorgio Washington, una bellezza del suo genere, ma nobilmente deserto. Canto sommesso di uccellini nel fogliame; lecci, carpini, alberi d'ogni specie, magnolie; frullio d'ali ed il brusio fitto ed indefinibile della boscaglia.
Pochi passi a destra in un viottolo selvoso ed ecco, toppata di sole, la verde di- stesa di un prato che nella nebbiolina di fine d'ottobre appariva senza confini, immenso. In un angolo lontano, due uomini segavano con fatica un grosso albero abbattuto. Reame silvestre e pastorale, favolosa arcadia. Venivano alla memoria le parole del veggente « ho veduto nella foresta un fauno che suonava il flauto e faceva ballare una corona di piccoli silvani».
Ninfe, egipani, centauri, certamente, dovevano essere laggiù in quel macchione fra i lecci, radunati attorno ad una sorgente.Credete voi alle favole, Miss Jane?
Era ella intenta, nel frattempo, a cavare con impegno grande da un suo sacchettino certi cioccolatini dal ghiotto aspetto ai quali toglieva sveltamente il brillante involucro. Alla mia domanda Miss Jane rispose sol-tanto con un sorriso. Chiaro che Miss Jane alle favole credeva poco o nulla.
Un gran stormo d’uccelli volteggiava pigramente nel cielo.
- Vedete laggiù, Miss Jane, quella macchia color gridellino, attraverso gli alberi?
- Gridellino?
- Si, Miss Jane, gridellino è quel colore che sta" fra il il bigio ed il rosso. La macchia, pietra e mattone, è un edificio granducale che al tempi dei Lorenesi fu a luogo di delizie.
Anche qui ancora storia; si sa, Firenze è grondante di storia, ma qui, fra questi alberi, in questa pace agreste e solatia, la storia si fa lieve, sfumata, diventa leggenda, mito e poesia. Ne convenite?
Dietro a noi, passò inattesa al galoppo una cavalcatura, con un amazzone salda in sella, giovanissima: nessun rumore di zoccoli sulla terra umida, cavallo e cavalcatrice ci parvero irreali aerei e l’apparizione presto sparì nel folto della verde compagine.
Ci mettemmo in cammino sul viale assolato e solitario.
—Da quando mancate da Londra, Miss Jane?
- Da mesi, e voi?
— Da qualche anno. Voi sapete, Miss Jane, che di Londra io amo principalmente i parchi: Kensington Garden, Park, Hyde Regent’s Park, Battersea, tutti più o meno legati a cari ricordi lontani. Il Central Park di New York mi lascia invece perfettamente indifferente.
Incomparabile il Bois de Boulogne a Parigi.
Ho però un gran debole per le Cascine; un gioiello. Ve lo figurate questo piccolo paradiso terreste negli anni migliori dell'ottocento? La folla frivola e gaudente, con i suoi amori, i suoi intrighi, il lusso, le vanità?
La Contessa di Castiglione, Stendhal, Foscolo; Shelley, la Browning?
Miss Jane si fermò ed ebbe come un gesto d'impazienza.
- Storia, sempre storia. Comprendo, avete ragione, ma... — e sorrise enigmaticamente.
- Ma parlate, Miss Jane, diamine.Ecco, perdonate, siamo fuori a spasso da un'ora e ancora non mi avete detto come mi avete trovata dopo un'assenza di più di un anno: faccio male a dir questo?
Siete moto franca, Miss Jane, e vi ammiro come, del resto vi ho sempre ammirata. Andiamo. Dobbiamo raggiungete l'Indiano e c'è ancora molto da camminare, le Cascine son lunghe più di tre chilometri. Vi ho trovata benissimo, ve lo avrei detto, ve lo dico senza intenzioni adulatorie. Penso che voi abbiate trovato il segreto inestimabile che annulla l'azione distruttiva del tempo. Difatti siete sempre giovanile, elastica, fresca, fiduciosa. Caterina Sforza aveva il suo segreto di giovinezza calda ed ardimentosa, ma non è da credersi che esso si limitasse a quel suo geloso ricettario di bellezza che è giunto fino a noi e che, in verità nulla chiarisce.
Miss Jane si era pertanto rasserenata: a passo svelto camminavano verso l'Indiano. Ob, sì, Miss Jane non era più giovane, ma si conservava assai bene.
Si trovava, giusto giusto nell'età pericolosa dei grandi crolli ma che, spesso, è anche l’età delle prodigiose rifioriture, degli sviluppi insospettati. Miss Jane, aveva molto di mediterraneo e poco di anglico, bei capelli, occhi intelligenti, bella presenza: Miss Jane era senza dubbio una bella donna. Non glielo avevo mai detto, non glielo dirò mai.
- E, secondo voi, il segreto di Caterina Sforza in che consisteva?
- Nell’amore certamente. Dire di più significherebbe cascare da capo nella storia.
— Voi credete dunque che l'amore possa...Ma già le vostre idee sull'amore non me le avete mai dette.
— Come voi, Miss Jane, non mi avete mai parlato delle vostre. Del resto, chi vi assicura che io abbia all'idea in proposito? Sapete che cosa mi disse un amico anni fa a proposito delle Cascine? Mi disse: “Sai, è meglio andarci soli. Se vai con una donna le Cascine sono tanto lunghe che alla partenza gli dai del voi, ma quando arrivi verso l’Indiano ti trovi già al tu e poi che ne sai che cosa può succedere? Magari pasticci".
Miss Jane rise forte e a lungo.
- In queste cose voi italiani siete semplicemente terribili. Allora parlatemi dell'Indiano: è vero che è morto a vent'anni di mal d'amore? Miss Jane, le mie conoscenze sull'illustre personaggio sono assai limitate. So che sí chiamava precisamente Raiaram Cuttrapatti, era Maraja di Kolepoor, morì a Firenze nel novembre del 1870, appena ritornato dall'Inghilterra e fu pulitamente cremato sul posto che ora vedremo, secondo il rito di Brabma. Se mi chiedete se gli indiani possono morire d'amore, ve lo giuro che io non posso rispondere. Andiamo a chiederlo a lui stesso.
Cammina e cammina, fino a che si capitò proprio davanti al singolare monumento, caro ai fiorentini.
Miss Jane mi si pose accanto ammirata.
A questo punto l'Amo, l'anima sua etrusca esultante, si gitta tortuoso e magnifico in un paesaggio mirabile attraverso la campagna, verso il mare."
(RENATO GUILLAUME)
L'insieme panoramico della città gigliata lungo, l'aveva osservato, rapita, a lungo dal Piazzale Michelangelo due occasioni ricordabili: una volta a fine d’aprile in una mattinata delicata ed aulente, tutta mollezze e languori, un'altra volta, di novembre tardi nel pomeriggio, con un cielo cupo e permaloso, un vento sgarbato l’aria bagnata e greve ed i viali pieni di fogliame frusciante giallo e rosso.
Ingrossato dalle piogge, l'Arno tirava via sotto i ponti affaticati, con modacci beceri e minacciosi, saltando ribollente e schiumante le pescaie con adirato fragore, per sparire, infine, laggiù in fondo, dietro l'alberata delle Cascine, nella foschia della sera.
A Miss Jane lo spettacolo sembrò molto interessante ed inatteso.
Ora a Miss Jane in Firenze restavano da vedersi la Certosa, le Cascine ed alcune ville famose dei dintorni cariche di anni, di storia e di leggenda. Arrivato l’autunno arrivò anche Miss Jane preceduta lettera con un bel programmino di visite, godimenti spirituali e contemplazioni, messo insieme col suo solito stile onduloso e romantico. Si sarebbe cominciato con le Cascine e, difatti, alle nove in punto Miss Jane era pronta ad aspettarmi nell’atrio dell'albergo nei pressi di S. Maria Novella.
Viale Giorgio Washington, una bellezza del suo genere, ma nobilmente deserto. Canto sommesso di uccellini nel fogliame; lecci, carpini, alberi d'ogni specie, magnolie; frullio d'ali ed il brusio fitto ed indefinibile della boscaglia.
Pochi passi a destra in un viottolo selvoso ed ecco, toppata di sole, la verde di- stesa di un prato che nella nebbiolina di fine d'ottobre appariva senza confini, immenso. In un angolo lontano, due uomini segavano con fatica un grosso albero abbattuto. Reame silvestre e pastorale, favolosa arcadia. Venivano alla memoria le parole del veggente « ho veduto nella foresta un fauno che suonava il flauto e faceva ballare una corona di piccoli silvani».
Ninfe, egipani, centauri, certamente, dovevano essere laggiù in quel macchione fra i lecci, radunati attorno ad una sorgente.Credete voi alle favole, Miss Jane?
Era ella intenta, nel frattempo, a cavare con impegno grande da un suo sacchettino certi cioccolatini dal ghiotto aspetto ai quali toglieva sveltamente il brillante involucro. Alla mia domanda Miss Jane rispose sol-tanto con un sorriso. Chiaro che Miss Jane alle favole credeva poco o nulla.
Un gran stormo d’uccelli volteggiava pigramente nel cielo.
- Vedete laggiù, Miss Jane, quella macchia color gridellino, attraverso gli alberi?
- Gridellino?
- Si, Miss Jane, gridellino è quel colore che sta" fra il il bigio ed il rosso. La macchia, pietra e mattone, è un edificio granducale che al tempi dei Lorenesi fu a luogo di delizie.
Anche qui ancora storia; si sa, Firenze è grondante di storia, ma qui, fra questi alberi, in questa pace agreste e solatia, la storia si fa lieve, sfumata, diventa leggenda, mito e poesia. Ne convenite?
Dietro a noi, passò inattesa al galoppo una cavalcatura, con un amazzone salda in sella, giovanissima: nessun rumore di zoccoli sulla terra umida, cavallo e cavalcatrice ci parvero irreali aerei e l’apparizione presto sparì nel folto della verde compagine.
Ci mettemmo in cammino sul viale assolato e solitario.
—Da quando mancate da Londra, Miss Jane?
- Da mesi, e voi?
— Da qualche anno. Voi sapete, Miss Jane, che di Londra io amo principalmente i parchi: Kensington Garden, Park, Hyde Regent’s Park, Battersea, tutti più o meno legati a cari ricordi lontani. Il Central Park di New York mi lascia invece perfettamente indifferente.
Incomparabile il Bois de Boulogne a Parigi.
Ho però un gran debole per le Cascine; un gioiello. Ve lo figurate questo piccolo paradiso terreste negli anni migliori dell'ottocento? La folla frivola e gaudente, con i suoi amori, i suoi intrighi, il lusso, le vanità?
La Contessa di Castiglione, Stendhal, Foscolo; Shelley, la Browning?
Miss Jane si fermò ed ebbe come un gesto d'impazienza.
- Storia, sempre storia. Comprendo, avete ragione, ma... — e sorrise enigmaticamente.
- Ma parlate, Miss Jane, diamine.Ecco, perdonate, siamo fuori a spasso da un'ora e ancora non mi avete detto come mi avete trovata dopo un'assenza di più di un anno: faccio male a dir questo?
Siete moto franca, Miss Jane, e vi ammiro come, del resto vi ho sempre ammirata. Andiamo. Dobbiamo raggiungete l'Indiano e c'è ancora molto da camminare, le Cascine son lunghe più di tre chilometri. Vi ho trovata benissimo, ve lo avrei detto, ve lo dico senza intenzioni adulatorie. Penso che voi abbiate trovato il segreto inestimabile che annulla l'azione distruttiva del tempo. Difatti siete sempre giovanile, elastica, fresca, fiduciosa. Caterina Sforza aveva il suo segreto di giovinezza calda ed ardimentosa, ma non è da credersi che esso si limitasse a quel suo geloso ricettario di bellezza che è giunto fino a noi e che, in verità nulla chiarisce.
Miss Jane si era pertanto rasserenata: a passo svelto camminavano verso l'Indiano. Ob, sì, Miss Jane non era più giovane, ma si conservava assai bene.
Si trovava, giusto giusto nell'età pericolosa dei grandi crolli ma che, spesso, è anche l’età delle prodigiose rifioriture, degli sviluppi insospettati. Miss Jane, aveva molto di mediterraneo e poco di anglico, bei capelli, occhi intelligenti, bella presenza: Miss Jane era senza dubbio una bella donna. Non glielo avevo mai detto, non glielo dirò mai.
- E, secondo voi, il segreto di Caterina Sforza in che consisteva?
- Nell’amore certamente. Dire di più significherebbe cascare da capo nella storia.
— Voi credete dunque che l'amore possa...Ma già le vostre idee sull'amore non me le avete mai dette.
— Come voi, Miss Jane, non mi avete mai parlato delle vostre. Del resto, chi vi assicura che io abbia all'idea in proposito? Sapete che cosa mi disse un amico anni fa a proposito delle Cascine? Mi disse: “Sai, è meglio andarci soli. Se vai con una donna le Cascine sono tanto lunghe che alla partenza gli dai del voi, ma quando arrivi verso l’Indiano ti trovi già al tu e poi che ne sai che cosa può succedere? Magari pasticci".
Miss Jane rise forte e a lungo.
- In queste cose voi italiani siete semplicemente terribili. Allora parlatemi dell'Indiano: è vero che è morto a vent'anni di mal d'amore? Miss Jane, le mie conoscenze sull'illustre personaggio sono assai limitate. So che sí chiamava precisamente Raiaram Cuttrapatti, era Maraja di Kolepoor, morì a Firenze nel novembre del 1870, appena ritornato dall'Inghilterra e fu pulitamente cremato sul posto che ora vedremo, secondo il rito di Brabma. Se mi chiedete se gli indiani possono morire d'amore, ve lo giuro che io non posso rispondere. Andiamo a chiederlo a lui stesso.
Cammina e cammina, fino a che si capitò proprio davanti al singolare monumento, caro ai fiorentini.
Miss Jane mi si pose accanto ammirata.
A questo punto l'Amo, l'anima sua etrusca esultante, si gitta tortuoso e magnifico in un paesaggio mirabile attraverso la campagna, verso il mare."
(RENATO GUILLAUME)

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