mercoledì 5 agosto 2020

L'Educandato di Poggio Imperiale

foto di Autore: Stefano Casati
“Di quel fascino misto a baldanza si era accorto anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel sottolineare, tra le pagine del suo Il Gattopardo, “quante arie“ fosse solita darsi Angelica una volta “ritornata dal collegio di Firenze“, andando “ n giro per il paese con la sottana rigonfia e i nastri di velluto che le prendono giù dal cappellino“. […] E’ l’Educandato della Santissima Annunziata il collegio di cui parla lo scrittore. La scena descritta ne Il Gattopardo si riferisce a qualche anno prima che l’Educandato lasciasse l’antica sede di via della Scala (per far posto al Ministero dei Lavori Pubblici), dove poi arrivò l’Accademia per Sottufficiali dei Carabinieri. Accadeva il 31 marzo del 1865, un mese dopo che Firenze divenne Capitale del Regno. […] Fu lo storico e politico Gino Capponi a fondarla nel 1823 […] anche se la prima allieva arrivò solo due anni dopo. E nel 1861 con l’Unità d’Italia, l’Educandato femminile divenne scuola dello Stato a tutti gli effetti. Prima di salire sul poggio “per diretta mano del re Vittorio Emanuele II che volle ristrutturare la villa per ospitare l’istituto a cui era da sempre legatissimo, perché qui da piccolissimo rischio di morire bruciato nella culla. […] 1822 quando il neonato figlio di Carlo Alberto, futuro re d’Italia rischiò di morire in culla […]  leggenda secondo cui morì effettivamente e fu fsostituito con uno dei 17 figli del macellaio delle Due Strade detto il Maciacca. […] Da qui è passata parte importante della storia italiana da Maria Josè che arrivò già destinata essere la futura regina,  alla figlia di Mussolini, Edda, quella di D’Annunzio, le figlie di Marconi e Mascagni, la madre di Romina Power Linda Christian che ci tornò col marito Tyron Power in viaggio di nozze. E poi la scrittrice Dacia Maraini, l’attrice Marisa Berenson, una Rockfeller,  le tre figlie dell’ultimo re dell’Afghanistan tutta la nobiltà fiorentina e italiana e la borghesia del boom. […] Negli anni 70 la scuola aprì anche ai maschi. Fu il primo istituto a insegnare fisica, partecipò all’Expo di Parigi del 1839 con propri manufatti, si dedicò  con metodi originali all’insegnamento dell’arte aprendo a insegnanti non laureati ma grandi artisti: Adriana Pincherle, Onofrio Martinelli, Enzo Faraoni. […] Nel Quattrocento era un podere di campagna, nel Cinquecento una villa vera e propria, nel Seicento è sempre più imponente con affreschi di grandissimo valore del Volterrano, Terreni, Matteo Rosselli […]. Nel Settecento assume un profilo internazionale con decorazioni simili a quelle di palazzo Pitti. Poi la stagione napoleonica cambia il volto del Poggio e ci restituisce l’immagine ritardo il mio classica che vediamo ancora oggi con quella cappella unica nel suo genere […]”
(Tratto da: Poggio un ballo nella storia, di Edoardo Sommola, Corriere Fiorentino del 27 marzo 2015)

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