giovedì 26 marzo 2020

La scuola in Italia a cavallo di due secoli

“[…] Prima dell’Unità d’Italia, i bambini che andavano a scuola erano solo una minoranza: quasi la metà nel Regno di Sardegna, circa un quinto in Toscana e nello Stato Pontificio, ancora meno nel Regno delle due Sicilie. Ogni maestro doveva occuparsi di un numero di bambini che andava dai 70 agli oltre 100. Il risultato è che la maggioranza delle persone nate in Italia prima del 1850 era alfabeta: a saper leggere e scrivere era un po’ meno della metà dei maschi e circa un quinto delle femmine. Gli altri non erano in grado neanche di fare la propria firma: se proprio c’era bisogno, sgorbiavano una x. All’inizio dell’ 900, mezzo secolo dopo unità d’Italia, la situazione delle scuole elementari è ancora critica come emerge dalle relazioni ministeriali. Nonostante le leggi sull’obbligo scolastico, un quarto di bambini continuano a non frequentare la scuola; le aule sono per la gran parte in pessime condizioni; maestre e maestri non sempre così competenti. Spesso usano anche loro il <<dialetto un misto di dialetto lingua letteraria>> insegnano la lingua <<soltanto nel tempo dato alla lettura e alla dittatura, grammatica e alla composizione>> […]”.
(Giuseppe Antonelli, Il museo della lingua italiana, Mondadori, 2018)

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