martedì 11 febbraio 2020

Modi di dire: “vuole altro?” “Altro. Grazie”

Da bambino, oltre quarantacinque fa, accompagnando mia madre a fare la spesa (da Tito in Via Arnolfo, od alla Coop di via Gioberti - dove oggi c’è l’Oviesse), al banco della gastronomia, quando il commesso aveva incartato quanto richiesto, arrivava la consueta ed attesa domanda: “Vuole altro?” E mia madre, se aveva preso quanto desiderava, rispondeva: “Altro. Grazie”. Questa risposta la sentivo spesso anche dai clienti che ci precedevano o ci seguivano nell’essere serviti. Significava: “Grazie, ma non voglio altro”. Per anni ho dato per scontato che fosse una frase corretta per comunicare che non era richiesto più altro. Invece, dando tale risposta anche io nelle mie spesi rionali, mi accorsi, quasi come un’illuminazione, che “altro” significa, significherebbe, “ancora altro”, ma questo non vale per le spese di molti fiorentini. Forse, ipotizzo, questa risposta nasce da una semplificazione e riduzione di: “Grazie, ma non voglio altro”. Quindi, ricordiamoci, a Firenze, se durante un acquisto, ci viene chiesto se vogliamo altro, possiamo rispondere, non desiderando altro, con: “Altro. Grazie”.
Testo di Roberto Di Ferdinando

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