lunedì 21 gennaio 2019

25 gennaio - Inaugurazione: Luca Pignatelli SENZA DATA


Luca Pignatelli
SENZA DATA

Museo Stefano Bardini | Firenze


Inaugurazione venerdi 25.01.2019 ore 18-21

26.01.2019 - 25.03.2019

a cura di Sergio Risaliti
English text below
Dopo le grandi retrospettive monografiche di John Currin e Glenn Brown, le sale del Museo Bardini di Firenze dal 26 gennaio al 25 marzo ospiteranno Senza Data, mostra personale di Luca Pignatelli (Milano, 1962) a cura di Sergio Risaliti. Promosso dal Comune di Firenze, organizzato da MUS.E e in collaborazione con la Galleria Poggiali di Firenze, l’evento avvia un nuovo ciclo di mostre concepite con la cura scientifica del Museo Novecento e realizzate al di fuori degli spazi museali di Piazza Santa Maria Novella.
L'inaugurazione è prevista venerdì 25 gennaio (dalle ore 18 alle ore 21) con ingresso libero.
“Il museo Bardini è uno dei luoghi culturali che l’amministrazione intende valorizzare - afferma il Sindaco di Firenze, Dario Nardella -, spazio eletto negli ultimi anni a grandi retrospettive come quelle di Currin e Brown. È quindi un piacere ritrovare proprio qui le opere di Luca Pignatelli, che già nel 2015 aveva esposto a Firenze, con una riflessione sul tempo e con grande sperimentazione di materiali, accanto a un allestimento originale pensato proprio per le sale del museo. Valorizzazione dell’antico e del presente con la commistione del contemporaneo e del futuro, ecco una delle nostre principali linee guida che vuole condurre Firenze e i suoi luoghi storici, artistici e culturali appieno nel terzo millennio”.

Attraversare il tempo
A distanza di poco più di tre anni da “Migranti”, la sua personale nella Sala del Camino della Galleria degli Uffizi, Luca Pignatelli torna a Firenze per un altro evento espositivo che testimonia il ripetuto attraversamento del tempo storico compiuto dalla sua arte in senso inverso rispetto a quanti citano il passato con accademica nostalgia. Nelle sale del Bardini saranno esposti una serie di lavori su telone ferroviario, legno, carta e lamiera, assieme a grandi dipinti realizzati su tappeti persiani di inizio novecento. Queste ultime produzione dell’artista saranno coerentemente associati alla vasta e rilevante collezione di tappeti del Museo stesso dal ‘400 ad oggi, compreso un manufatto tessile di oltre sette metri utilizzato in occasione della visita di Hitler a Firenze nel 1938. Una nuova serie di lavori su carta verranno altresì esposti  con un allestimento site-specific che coinvolgerà le cornici e gli arredi presenti nella collezione del Museo.
“La mia ricerca degli ultimi anni – dice l’Artista - è un ripensare che cos’è il tempo rispetto all’immagine, ai quadri. Io credo che oggi sia importante collocare l’immagine al centro di una riflessione sulla memoria e il museo Bardini è un simbolo nel mondo di cosa significhi una raccolta capace di rappresentare una stratificazione di tempi ma anche di culture. Con questa mostra vorrei rispondere alla domanda: cosa sta di fronte a un’immagine? Per me si tratta di un tempo plurale, un montaggio di temporaneità, sfalsate e quindi differenti”.
I dipinti di Pignatelli ospitano al centro un variato materiale iconografico antiquario che strappato all’oblio o alla fossilizzazione, alla commercializzazione e al feticismo, restituisce in un linguaggio del presente l’esperienza stessa della classicità, come se quella civiltà non fosse mai svanita, o trapassata, ma fosse una reale presenza tra le immagini circolante tra noi.
In altre parole le sue immagini sono quelle di una classicità sempre viva e presente che non parla il linguaggio muto, inanimato della copia. Quelle sue figure collocate al centro dello spazio di rappresentazione vivono un tempo che si ripete identico al proprio originale ed entrano immediatamente in comunicazione con il nostro mutevole essere, divenire, trapassare.
Una classicità che integra e comprende anche l’archeologia del moderno, con le sue metropoli, le sue macchine a vapore, quelle volanti in cieli cupi, grandi navi che solcano gli oceani. Si ha l’impressione che Pignatelli sappia prelevare immagini dai repertori iconografici per isolare icone, figure che hanno la forza di veri e propri archetipi dell’inconscio collettivo, che si sono depositate non solo nella nostra memoria visiva, ma nei nostri sentimenti, nelle nostre emozioni. Come gli aerei da guerra che attraversano il tempo storico e trasformano in qualcosa di ancora presente l’incubo della tragedia bellica. O lo skyline di New York, un pezzo della nostra mitologia sentimentale che appartiene a tutti noi, in una sovrapposizione mnemonica collettiva, che è quella del cinema e della fotografia, della cronaca e dello spettacolo.
“Con le opere di Luca Pignatelli - afferma il direttore artistico del Museo Novecento, Sergio Risaliti - accade che tempo storico e tempo dell’arte risorgono allo sguardo come tempo presente, una stratificazione di memorie che lasciano emergere un sentimento di eternità incolmabile che tuttavia si riproduce ogni volta con l’apparizione-appropriazione di forme e proporzioni classiche: una statua intera, un busto, un’architettura, un frammento Il Museo Bardini è il luogo ideale per questo tipo di rivelazione che è esperienza di bellezza e di temporalità allo stesso tempo, nello stesso momento. E questa mostra è anche un passo avanti nella ridefinizione dell’identità e funzione del Museo Novecento, dislocato oltre la sua sede originale”.
Nei dipinti di Pignatelli, le ‘teste’ di età greca o romana hanno spesse volte gli occhi chiusi, sono introverse, lasciano tutto in sospeso, facendoci avvertire solo l’eco di emozioni grandiose, immense, di qualcosa di infinito e senza tempo. Evocare la classicità, anche quella del modernismo, può significare per Pignatelli alludere a qualcosa di incommensurabile, fare spazio a un desiderio di grandezza e di vastità che ha qualcosa di sublime. Riconosciamo in tutto questo sentire, rivivere, un’esperienza neo-romantica della nostalgia che viene drammatizzata dall’uso di supporti poveri o industriali, carichi anch’essi di memoria, per una dialettica tra segni e materiali che non può essere ridotta a mera suggestione linguistica o cinica citazione. Un sentimento di ammirazione e nostalgia per la classicità e il modernismo con le sue illusione e le sue tragedie che non è tanto si rivolge verso la monumentalità per citarne la forma retorica ma vive di un desiderio di bellezza che la memoria rivela al soggetto contemporaneo quando sappia ritrovare il tempo della contemplazione attiva.

Dialogo in museo
Anche in occasione della mostra “Senza data”, come è già accaduto nelle mostre precedenti di Currin e Brown,  le opere  di Luca Pignatelli dialogheranno con le collezioni di arte del museo Stefano Bardini, conosciuto nel mondo per la peculiare messa in scena della collezione antiquaria appartenuta al grande mercante e collezionista fiorentino tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Uno spirito eclettico pervade, infatti, gli ambienti museali, così carichi di fascino, dove gli oggetti vivono in un variegato insieme di arti maggiori e minori, di arte romana, medioevale e rinascimentale.
Altra nota caratteristica dell’ambiente è il colore denominato “blu Bardini” che fa da sfondo ai manufatti, un tono di colore individuato dal collezionista fiorentino nei suo viaggi in Russia, un nobile e caldo ‘monocromo’ che in seguito si è imposto nell’interior design dei musei e nelle gallerie private.
Il Museo conserva capolavori di epoche diverse, quali la Carità di Tino da Camaino, due opere di Donatello (la Madonna della mela e la Madonna dei Cordai), oltre a dipinti di straordinaria qualità come il monumentale Crocifisso dipinto di Bernardo Daddi, il San Michele Arcangelo del Pollaiolo, la Notte con Aurora e un amorino di Giovanni da San Giovanni, l’Atlante di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Fanno parte di questo tesoro una serie di disegni dei Tiepolo, di Giambattista e dei figli Lorenzo e Domenico, del Piazzetta, sublimi figurazioni in terracotta policroma e una notevole raccolta di tappeti e armi. Una galleria che seduce gli artisti più raffinati e colti del nostro tempo.
Sarà pubblicato un catalogo a colori edito da Forma edizioni con un saggio di Sergio Risaliti e la conversazione tra Luca Pignatelli e Pierluigi Panza.


Luca Pignatelli
Senza Data
Museo Bardini
Via dei Renai, 37- 50125 Firenze
26.01.2019 | 25.03.2019

Orari
h 11.00-17.00. Ultimo ingresso ore 16.15. Chiuso il martedì, mercoledì e giovedì.

Biglietti
€ 7,00 Intero, € 5,50 ridotto (18-25 anni).

Sconti e convenzioni
Tutti gli sconti e le convenzioni sul sito dei Musei Civici Fiorentini

PRESS RELEASE Luca Pignatelli, Bardini Museum.
After John Currin’s and Glenn Brown’s monographic retrospectives, the Bardini Museum in Florence will host Senza Data, Luca Pignatelli’s (Milan, 1962) personal exhibition curated by Sergio Risaliti. The event – from January 26 to March 25 –, patronized by the City of Florence, coordinated by MUS.E in collaboration with Poggiali Gallery in Florence, launches a new course of exhibitions scientifically conceived by the Museo Novecento and realized in the outdoor spaces of Santa Maria Novella square.
“Bardini Museum is one of the cultural sites that the administration intends to promote – says the Mayor of Florence, Dario Nardella –, a space chosen in recent years for great retrospectives such as John Currin’s and Glenn Brown’s. Therefore, it’s a pleasure to find here again Luca Pignatelli’s works, already exhibited in Florence in 2015, with a reflection on time and a great experimentation on materials, together with an original set-up specifically conceived for the halls of the museum. The enhancement of the antique and present heritage, mixed with the Contemporary and the Future, is one of the main guidelines to lead Florence and its historical, artistic and cultural sites fully into the new century”.
After a little more than three years from “Migranti”, Luca Pignatelli’s solo exhibition at the Chimney Room in the Uffizi Gallery, the artist is back in Florence for another exhibition that witnesses the inverse movement through Historical Time that Pignatelli operates in comparison to those who cite the past with academic nostalgia.
Bardini Museum will host, along with a series of works on tarpaulin, wood, paper and iron, some of the latest pieces from Luca Pignatelli’s production: large paintings on Persian carpets from the beginning of the Twentieth Century, coherently associated to the wide and relevant collection of antique carpets of the Museum, which includes a textile artifact employed during Hitler’s first visit to Florence in 1938.
Furthermore, another group of artworks on paper will be presented to the public through a site-specific set-up that will include the frames and the furniture from the museum’s permanent collection.
“My research of these past years – the Artist affirms – is about rethinking what time is compared to the image, to paintings. I believe that today it’s important to locate the image at the center of a reflection on memory and Bardini Museum is a symbol of this attitude, of a collection capable of representing a juxtaposition of ages and cultures. Through this exhibition I’d like to answer to a question: what stands in front of an image? To me, it’s a plurality of times, an assembly of misaligned and different temporalities”.
His paintings host antique iconographical materials that saved from oblivion, from fossilization, mass-production and fetishism, give back a contemporary language to classicism itself, as if that idea of classic never faded, nor perished, but still circulates among us as a real presence.
In other words, his repertoire is the one of an endless and timeless classicism, far from the mute and lifeless language of reproductions.
His figures located at the center of the representation space endure in a time constantly identical to the original and perpetually communicating to our uncertain condition of being, becoming and passing. A classicism that integrates and includes the archeology of contemporary, with its own metropolis, steam machines, the ones flying in gloomy skies, large ships that cut through the oceans.
One has the impression that Pignatelli knows how to collect images from iconographical repertoires in order to isolate icons, figures that have the strength of archetypes of the collective unconscious, which have settled not only in our visual memory, but in our feelings and our emotions as well.
Like war planes that move across the historical time and transform the nightmare of war tragedy into something still alive. Or the New York City skyline, a part of our sentimental mythology belonging to each of us overlapping through our collective memory, the one of movies and photography, press and entertainment.
"Through Luca Pignatelli’s paintings – says Sergio Risaliti, Artistic Director of Museo Novecento in Florence - historical Time and that of art rise again in the present, a stratification of memories from which the sense of immense eternity emerges, and that, nonetheless, repeats itself through the appearance-appropriation of classical forms and proportions - a whole statue, a bust, an architecture, a fragment: Bardini Museum is the ideal place for this kind of revelation, which is also an experience of beauty and temporality in the same moment. This exhibition is also a step forward to redefine the identity and the function of Museo Novecento outside of its original location”.
In Pignatelli’s paintings, the “heads” of Greek or Roman age frequently have their eyes closed, are introverted and communicate a sense of unfinished, letting us feel the echo of great and immense emotions, of something infinite and timeless. For Pignatelli evoking classicism, even the one of modernism, may signify to suggest something immeasurable, to make space for a desire of greatness and vastness, sublime in itself. In all these feelings, we relive a neo-romantic experience of nostalgia, dramatized by the use of poor or industrial supports, charged with memory, a dialect of marks and materials, non-reducible to a mere linguistic suggestion or a cynical citation.
A feeling of admiration and nostalgia for classicism and modernism, with its illusions and its tragedies, turns to monumentality, not to quote its rhetorical form, but to live on a desire for beauty revealed by memory to the contemporary subject in a moment of active contemplation.
Even for the exhibition “Senza Data”, similarly to the previous solo of Currin and Brown, Luca Pignatelli’s artworks will be in close relation to the Bardini Museum’s art collections, renowned globally for the peculiar mise-en-scene of the antiquities once owned by the great Florentine merchant and collector Stefano Bardini between the end of the Nineteenth Century and the beginning of the Twentieth.
The highly fascinating museum, where objects co-exist in a varied combination of masterpieces and artisanal crafts, and besides Roman, Medieval and Renaissance art, is pervaded by its past owner’s eclectic spirit.
Another characteristic of the museum’s environment is the particular blue tone of the rooms, named “Bardini Blue”, against which the collections are staged and that was especially chosen by the Florentine antiquarian and collector during one of his many trips to Russia. The shade is a noble and warm “monochrome” which was later on utilized for the decoration of the interiors of a number of museums and private galleries.
Bardini Museum treasures masterpieces from different ages, such as Tino da Camaino’s Carità, Donatello’s Madonna dei Cordai, besides paintings of extraordinary importance like Bernardo Daddi’s Crocifisso, Pollaiolo’s Saint Michael Archangel, Giovanni da San Giovanni’s Notte con Aurora e un amorino, Guercino’s Atlante. Furthermore, the collection includes a series of original drawings by Masters such as Tiepolo (both Giambattista and his sons, Lorenzo and Domenico), Piazzetta, together with exquisite polychromatic terracotta artifacts and a remarkable group of carpets and antique weapons. This gallery attracts the most refined and interesting artists of our time.
A catalogue will be published for the exhibition by Forma Edizioni, with a text by Sergio Risaliti and a conversation between Luca Pignatelli and Pierluigi Panza.

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