mercoledì 14 giugno 2017

La medaglia di Cosimo I per celebrare la fondazione degli Uffizi

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Un tempo […] quando i potenti volevano far sapere qualcosa a tutti no si rivolgevano ai giornalisti, ma agli artisti. Per esempio, potevano ordinare che si creasse una medaglia: l’avevano fatto gli imperatori romani, tornarono a farlo i principi del Rinascimento. […] le medaglie sono grosse monete senza valore legale, ma con un grande valore politico, e spesso anche artistico. Allora erano belle, e avevano il vantaggio di poter essere realizzate in tantissimi esemplari: così piccoli da poter essere spediti in tutto il mondo.
Quella che vedete la fece fare, nel 1561, Cosimo I de’Medici, per celebrare la fondazione di un edificio destinato ad avere un grande futuro: il palazzo degli Uffizi. Cosimo si rivolse al suo fidato scultore Domenico Poggini: che non lo deluse. Sul lato principale della medaglia (che in latino si chiama recto, cioè il ‘diritto’) Domenico ritrasse Cosimo, vestito come un condottiero romano, con il titolo esatto (allora era: <<duca di Firenze e Siena>>), e l’anno. Sul verso (cioè sul rovescio), invece, una magnifica veduta di Firenze. Sullo sfondo vediamo Palazzo vecchio, mentre in primo piano, ecco i portici degli Uffizi: che allora esistevano solo nei progetti del oro architetto (Giorgio Vasari).
Quel che ci colpisce è che in questa città non ci sono cittadini: anzi non c’è nessuno. Di nessuno in carne ed ossa, per meglio dire: perché in primo piano vediamo una strana figura femminile. Anche lei vestita come un romano antico, e ha le mani impegnate: con una tiene la bilancia della Giustizia, con l’altra una cornucopia, che è il simbolo dell’Abbondanza. E la scritta latina dice:<<Pubblicae commoditati><, che significa: <<Per comodità di tutti>>.
Cosimo costruiva i palazzi del suo potere (gli Uffizi dovevano accogliere gli uffici del nuovo governo locale), ma diceva che avrebbero reso la vita più facile a tutti.
[…] oggi gli Uffizi – che orami sono un grande museo, e dunque rappresentano l’arte e la storia – siano davvero per la felicità di tutti […]”
(Tomaso Montanari, in Venerdì del 14 aprile 2017)

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