lunedì 5 giugno 2017

6 giugno - Pietro De Marchi, il poeta vincitore del premio Keller 2016, alla Biblioteca umanistica di Firenze

Il 6 giugno alla Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze lo scrittore Pietro De Marchi presenta ‘La carta delle arance’, il volume di poesie con cui ha vinto il premio letterario svizzero Gottfried Keller. Intervengono Stefano Carrai (Università di Siena) ed Ernestina Pellegrini (Università di Firenze). Coordina Maria Giuseppina Caramella, presidente della Fondazione il Fiore. Ingresso libero.

Pietro De Marchi, scrittore brianzolo che insegna letteratura italiana all’Università di Zurigo, dove vive dal 1984, ha vinto l’anno scorso uno dei maggiori premi letterari svizzeri, il Gottfried Keller, per il libro di poesie ‘La carta delle arance’ (2016): «il terzo momento di un trittico realizzato col tempo» per le Edizioni Casagrande, che fa seguito alle raccolte poetiche ‘Parabole smorzate’ (1999) e ‘Replica’ (2006, premio Schiller 2007).

Martedì 6 giugno, alle 17, De Marchi sarà a Firenze, presso la sala Comparetti della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze (piazza Brunelleschi 3-4), per presentare il libro che gli è valso il premio Keller. Nell’occasione interverranno Stefano Carrai, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Siena, ed Ernestina Pellegrini, ordinario di Critica letteraria e letterature comparate dell’Università di Firenze. L’incontro, organizzato dal Dipartimento di lingue, letterature e studi interculturali dell’ateneo fiorentino e dalla Fondazione il Fiore, si aprirà con il saluto di Floriana Tagliabue, direttore della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze, e sarà moderato da Maria Giuseppina Caramella, presidente della suddetta fondazione.

Pietro De Marchi è stato definito dal critico letterario Rodolfo Zucco uno «straordinario captatore di voci, detti, storie, ritmi», un poeta contraddistinto da una «sorridente pietas che gli fa sentire il nostro insopprimibile desiderio di essere accolti, amati, sottratti – per quanto sospensivamente – a un destino di cenere: noi, “tutti con dentro un capogiro / a pensare di ripartire / senza lasciare un segno / che siamo stati qui”». ‘La carta delle arance’ e tutta la trilogia poetica di De Marchi rappresentano, per Rodolfo Zucco, «un’esperienza di scrittura in cui hanno parte fondante, radicale, la consapevolezza dell’effimero e, ad avversarla, l’ostinazione che pretende l’iterazione del miracolo».

Pietro De Marchi, nato a Seregno nel 1958 e laureatosi in Lettere all’Università di Milano, ha conseguito il dottorato e la libera docenza all’Università di Zurigo, dove si è trasferito nel 1984. E’ Titularprofessor di Letteratura italiana all’Università di Zurigo e professore associato  all’Università di Neuchâtel, dove tiene corsi e seminari nell’ambito del Master di Letterature comparate. Oltre ai testi poetici, ha pubblicato nel 2013, sempre con Edizioni Casagrande, una raccolta di racconti intitolata ‘Ritratti levati dall’ombra’. Le sue poesie sono state tradotte ed edite anche in tedesco e in inglese. Della sua produzione saggistica quale storico della letteratura e critico letterario possono essere ricordate l’edizione delle ‘Poesie milanesi’ di Francesco Bellati (Milano 1996) e due volumi di studi critici: ‘Dove portano le parole. Sulla poesia di Giorgio Orelli e altro Novecento’ (Lecce 2002) e ‘Uno specchio di parole scritte. Da Parini a Pusterla, da Gozzi a Meneghello’ (Firenze 2003). Attualmente sta preparando l’edizione di un volume di racconti inediti di Silvio Guarnieri (1910-1992), ‘Lavori d’autunno’. Dall’ottobre del 2010 dirige un progetto di ricerca del Fondo Nazionale Svizzero dedicato ai prosatori della Svizzera Italiana.

Per ulteriori informazioni, Fondazione Il Fiore. Tel.: 055-225074


Due poesie da La carta delle arance di Pietro De Marchi (Edizioni Casagrande 2016):

“La casa di Keats”

Tutto il dolore del cuore m’arriva
con la pioggia che cade e il verde così verde.
Su queste vecchie carte niente ravviva
la lettera triste che col tempo si perde.
Vuote di te contemplo le stanze,
mi siedo al tuo posto nel reading room.
Niente attenua i rimpianti.
Non sento, dei tuoi anni, alcun profumo.
Furono vane le tue malattie
e le tante ore dolci di quei dì
con gli amici e Fanny nel giardino?
Non ci sono usignoli sul pruno,
la luce del sud sarà la luce estrema
– sorte migliore non spero per me.
(da Narcis Comadira)

 


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“La carta delle arance”
e con ardente affetto il sole aspetta
Dante, Par., XXIII 8
Quella carta velina variopinta,
frusciante tra le dita
di chi la distendeva, la stirava con cura,
specie negli angoli, per innalzare
sotto i nostri occhi un fragile cilindro,
una precaria torre e poi incendiarla
con uno zolfanello, sulla cima;
e noi che aspettavamo intenti
di vederlo, quel sole di Sicilia
stampato sulla carta, sollevarsi
dal piatto con scrollo leggero
tramutantesi poi in volo tremulo –
Ma più saliva più si consumava,
e, rimasto un istante sospeso nell’aria,
ecco un pezzo di sole annerito,
un frammento di torre in fiamme
ricadere sul piatto;
e allora, mentre ancora volteggiavano
sopra di noi coriandoli di carta strinata,
anche senza più fame
chiedevo un’altra arancia da sbucciare,
imploravo di rifarlo, ripeterlo,
quel gioco col fuoco.

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