martedì 29 dicembre 2015

8 - 12 Gennaio - LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA: NAMES - Violence is not always visible

LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA
Via de' Coverelli 27/R FIRENZE
8 - 12 gennaio 2016
Orari: martedi - sabato 4- 7 pm e per appuntamento
Fiorella Ilario
NAMES - Violence is not always visible
Opening venerdì 8 gennaio, ore 18

Oltre all'autrice interverranno: Carolina Orlandini, Vittoria Franco, Elena Pulcini, Wanna Del Buono

http://www.lacorteartecontemporanea.it/

NAMES - Violence is not always visible

Si intitola Names - Nomi, il progetto di Fiorella Ilario, ispirato al Movimento di lotta contro la violenza di genere e dedicato alle donne e alle bambine di ogni provenienza e condizione. Realizzato per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e accolto negli spazi de La Corte Arte Contemporanea a distanza di circa due mesi da quel significativo appuntamento e ai tragici attentati di Parigi (città a cui qui si rivolge un omaggio) riporta nel sottotitolo il messaggio che sul drammatico tema, ha divulgato quest’anno la Organizzazione delle Nazioni Unite: Violence is not always visible - La violenza non è sempre visibile. Dall’abominio della violenza fisica, ancora  inarrestabile e tragicamente esponenziale in tutte le sue forme, l’attenzione si accende anche sulla generica disparità di genere e su quell’universo sommerso di ordinari crimini quotidiani, che non lasciano tracce fisicamente evidenti, ma che ancora umiliano, svalutano, intimidiscono e annichiliscono fino all’annientamento milioni di donne, di tutte le età, razze, culture e condizioni. Il progetto intercetta l’istanza che dal Consiglio per i Diritti Umani fino alle Associazioni operanti nel mondo, individua nella disattenzione dei fattori strutturali, dunque specificamente culturali, la principale causa del problema. Abbraccia la necessità di una risposta che coinvolga oltre a una costante azione politica, la produzione puntuale di studi di genere e la presenza più consapevole della società civile e dell’universo massmediatico e dell’ arte. In mostra dieci fotografie, scelte da una lunga serie di “varianti”. Da due scatti iniziali, infatti - il primo che ritrae una figura femminile in un interno, quasi completamente coperta da un lungo velo e il secondo che mostra la distorsione che di quel velo avviene- è seguita una serie di variazioni, di modifiche dell’uguale. Dunque la rappresentazione della inquietante teoria di una fisionomia perduta - l’occultamento soffocante e omologante, non solo di lineamenti e sembianze, ma anche di storie, di aneliti, di vite troppo spesso violate. E i movimenti e le deformazioni del velo, paragonabili alla deformante percezione comune, del fenomeno. Ciascuna immagine intitolata progressivamente Untitle one, Untitle two, Untile three, ecc. ecc. per una metaforica declinazione di identità, che diventa mera sequenza numerica. Ogni variante riporta la laconica indicazione di un nome femminile (da qui il titolo del progetto) come emblema dell’aberrante svuotamento di senso di una violenza tollerata e invisibile, su donne che troppo spesso nell’immaginario collettivo, diventano soltanto dei nomi senza volto e senza identità.

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